619 m · dove Lazio, Umbria e Toscana si toccano
Manuale non ufficiale per chi arriva, resta e ritorna.
Prima di tutto
Capitolo I
Prima di arrivare
Trevinano si trova nel punto esatto in cui si incontrano tre regioni. Non è un dettaglio da cartina: è il motivo per cui, arrivando, ti sembrerà di essere già altrove — un dialetto che scivola dal toscano all'umbro senza mai forzare l'accento, un paesaggio che da un lato è tutto bosco e dall'altro tutto colline.
"Da ragazzo partivo da Trevinano in camicia, e ad Acquapendente serviva la giacca pesante."
Sul clima — un abitante
Il paese "galleggia" sopra le nebbie mattutine. Porta scarpe buone: La Balza ti farà venire voglia di camminare fino al bordo. E porta tempo — è la cosa che qui vale di più.
Non avere fretta.
Capitolo II
Quando arrivi
Il paese arroccato si stringe intorno al Castello Boncompagni Ludovisi. Da lì, tutto il resto si irradia: i vicoli, Porta San Lorenzo — la via ricordata come la più viva e popolata — e più giù, il Crociale.
"Dicevano che il Crociale era un luogo di ritrovo delle streghe… che raccontavano facevano il fuoco e poi ballavano intorno a questo."
Sul Crociale — leggenda locale
Da lì partiva anche l'Omo Marano, l'uomo-lupo delle notti di luna piena. Non serve crederci: basta sapere che ogni incrocio, qui, ha una storia che lo riguarda.
Chiedi cosa c'era qui prima.
Capitolo III
Quando incontri qualcuno
A Trevinano le persone non si raccontano con un curriculum, ma con un soprannome e un aneddoto. Sono le piccole leggende che si tramandano in paese, di generazione in generazione — al bar, durante una veglia, o semplicemente passando davanti a una bottega che non c'è più.
Leggenda di paese
Ascanio, il fabbro
Porta San Lorenzo
Gli piaceva bere, ma aveva una moglie severa. Così "affittava" i bambini del paese perché battessero il martello sull'incudine al posto suo — la moglie sentiva il rumore e pensava fosse a lavoro.
Leggenda di paese
Caròla, la sarta itinerante
In viaggio tra i poderi
Portava la macchina da cucire in testa e girava tutti i poderi di Trevinano, fintanto che non aveva finito un vestito. Tornava a casa con una forma di formaggio, una bottiglia d'olio — raramente con dei soldi.
Leggenda di paese
Genesio, il fornaio
Il forno del paese
Il nipote Anelio consegnava il pane in Vespa, perdendo talvolta parte del carico per strada. Il profumo del pane di Genesio è ancora, per chi lo ricorda, uno degli odori di Trevinano.
"Pullulava di vita, in tutti i sensi… di odori, di sapori, di rumori quelli buoni delle varie attività. Il martello del fabbro, l'odore del pane di Genesio, il profumo della salatura, l'odore delle cantine…"
Come era Trevinano cinquant'anni fa
Se qualcuno ti racconta una storia, ascoltala fino alla fine.
Capitolo IV
Quando hai fame
La cucina trevinanese è contadina, di confine — toscana, laziale, umbra insieme. Non chiedere il menù turistico: chiedi cosa si mangiava per le feste.
Fatti in casa, come le tagliatelle — la base di molti piatti trevinanesi.
Carne in umido, "a bujone", dal bosco alla tavola.
Il dolce delle grandi occasioni, ancora oggi nei ristoranti del paese.
Pane all'anice preparato per Sant'Antonio, il 17 gennaio.
All'anice, si consuma il 10 agosto per la festa del patrono.
Preparato dalle donne per festeggiare i traguardi della trebbiatura.
Dal 2006, la Sagra della Rosticciana trasforma via Porta San Lorenzo in un'unica, lunghissima tavolata.
Se ci sei in agosto
Mangia qualcosa che non avresti ordinato.
Capitolo V
Prima di andare via
Trevinano oggi porta i segni delle partenze, dei campi lasciati a riposo. Ma tra chi resta sopravvive l'idea di un paese come spazio condiviso — non nostalgia, ma un desiderio ancora aperto.
"Mano a mano che il paese si restringe, il legame tra le persone si perde."
Una voce di Trevinano, sul presente
Tra le idee per il futuro c'è il frutteto della memoria: un luogo dove far tornare le varietà antiche di alberi da frutto, intrecciando racconto e coltura. Un modo per dire che qui la memoria non è un museo — è qualcosa che si continua a piantare.
Regola n. 07 — Torna nello stesso posto due volte.
Per chi arriverà dopo di te — un ricordo, un consiglio, un grazie.